Il 1 ottobre è venuto a mancare, a soli 57 anni, Antonio Rostagno, professore di musicologia alla Sapienza di Roma. Fu lui a farmi, ormai tanto tempo fa, l’esame che mi consentì di vincere il dottorato di ricerca in Storia e analisi delle culture musicali all’Università Sapienza di Roma. Diventammo amici, lo affiancai agli esami e poi per anni abbiamo condiviso cene, passeggiate a Roma e a Napoli, visite alle librerie, pene e speranze reciproche, discutendo di tutto, confrontandoci su tante cose. Un vero gentiluomo, mai scortese con gli studenti, mai arrogante con nessuno, sempre affabile ma con un velo di tristezza sul viso. E poi uno studioso vero, un intellettuale, curioso anche di cose lontanissime da quelle di cui si occupa professionalmente. Ha dato contributi importanti alla storia della musica dell’Ottocento, in particolare a quella dell’opera e dei repertori pianistici in un’ottica ampia e trasversale. Quello che Antonio ha fatto resterà, ne sono sicuro. E mi auguro che qualche editore possa raccogliere tutti i suoi scritti per non disperdere un lavoro appassionato e profondo che, ne sono certo, sarà ancora utile in futuro.
RIP